Messico 2013 (Nella giungla con i Maya)

Quanto tempo vi rubo? 8-10 minuti. Ciao ragazze! Oggi si va nella giungla. Chi ha detto: “L’albero è l’esplosione lentissima di un seme?”. Boh…questo non lo so proprio neanche io né tantomeno l’ho cercato su internet. Probabilmente l’ha detto anche una mia amica e non mi ricordo. Mah! Fatemi sapere voi dai hahahah!! Venendo a noi.

Vi ho già parlato del viaggiare in solitaria in Costa Rica, vero? Ah sì, ricordo. Ora è giunto il momento di parlare di un’altra Grande esperienza: la giungla messicana. Partiamo da un video che mi piacerebbe vedessi per entrare nel clima di questo post e per renderti conto della situazione.

Da questa giungla sono tornato in condizioni molto gravi a seguito di alcune decisioni superficiali. Come dire, ero andato troppo oltre il dovuto. Avevo valutato male. Tuttavia, sono fermamente convinto che dal negativo sorga il positivo.

Ad esempio questa esperienza mi ha insegnato a non ripetere mai più quel grande errore di valutazione e di superficialità. Ora viaggio con molta più attenzione! Devo dire che in quella situazione non mi sentivo granché sicuro.

Grazie a questo errore di pianificazione, oggi sto preparando il “Te Araroa” in maniera molto scrupolosa per quanto riguarda le cose serie. Se ancora non sai cos’è il Te Araroa, leggi la mia presentazione e successivamente il mio progetto. Magari viene voglia anche a te 😉

Il bagno nella giungla

Vi mostro quest’altro video dove mi trovavo in una macchina con due ragazzi giovani (dall’aspetto non molto rassicurante) in mezzo al nulla e con 30 kg di roba compreso computerino, videocamera e altre cose tecnologiche. Ero convinto che dovevo portarmi casa dietro per poter sopravvivere.

Nei viaggi successivi e soprattutto negli Stati Uniti e nel Sudafrica, mi sono portato 7-8kg totali per circa due mesi di permanenza. A proposito, hai già letto l’esperienza degli Stati Uniti? Dovresti farlo, ti sarà utile per alcuni motivi. Vai a scoprirli. Riprendiamo il filo del discorso adesso non prima di avervi mostrato il video in questione.

Questi due ragazzi mi stavano praticamente portando nella giungla dove avrei alloggiato per il mese successivo lavorando con i Maya. C’è inoltre da aggiungere che quella era una zona molto povera del Messico e che –almeno nei miei pensieri- pensavo che gli avesse fatto gola tutto quel materiale che probabilmente non avevano mai posseduto.

Ma con il senno di poi devo dire che erano solo pregiudizi. Questi ragazzi mi hanno portato precisamente a X-Tut (vicino al piccolo villaggio Maya di 2000 persone circa chiamato “Yalcobà”) che si trova nello Yucathan, in Messico e la città più vicina (circa 40 km) è Valladolid.

C’era anche chi dormiva in tenda

Sono state appunto le persone di questo piccolo villaggio Maya che venivano a lavorare nella giungla dove mi trovavo anche io. Questa storia è interessante da raccontare. Come magari sarà interessante sapere la mia emozione (mista a paura) quando per la prima volta vidi dinanzi a me un vero Maya di età non definibile.

Fu una visione inquietante e allo stesso tempo magica. Loro, in onore di un Dio che venerano (non voglio fare l’Alberto Angelo della situazione anche perché magari ne fossi capace) praticamente si affilano i denti (formando tutta una serie di specie di triangolini) e si schiacciano il cranio. Inoltre indossano lunghi e colorati pennacchi. Ho dovuto cercare la foto su internet per darvi un’idea di quel che ho visto perché non mi azzardai a fargli nessuna foto 🙂

Dunque, la prima cosa da segnalare è questa: un ex ingegnere inglese, ad un certo punto si è licenziato con l’intento di acquistare un pezzo di giungla nel Messico del Sud. E così ha fatto. In questo pezzo di giungla c’era anche un “cenote” e cioè una piscina naturale che in Messico sono molto conosciute.

Ha speso non molti soldi e si è trasferito lì. L’intenzione era quella semplicemente di vivere senza soldi e di mettere su una specie di Resort per quei turisti che scelgono vacanze al di fuori della civiltà e in posti spesso remoti ed isolati come questo.

Insomma, un Uomo con la “U” maiuscola, accompagnata in questo progetto da una grande Donna con la “D” maiuscola. Anch’essa si era licenziata da un lavoro ben retribuito per investire tutte le sue energie in questa parte di giungla messicana.

Il Cenote e cioè una pozza d’acqua naturale

Approdai in questa realtà attraverso la piattaforma WWOOF. Questa piattaforma non fa altro che mettere in contatto persone che vogliono viaggiare e lavorare in cambio di vitto e alloggio, con altre persone che cercano questi lavoratori. Solitamente si lavora dalle 4 alle 6 ore al giorno dal lunedì al venerdì e poi si ha la possibilità nel fine settimana di visitare le altre città o fare quel che si vuole con altri “lavoratori” che il destino collega alle nostre vite!

Logicamente si entra in contatto diretto con la cultura del luogo ed è questo quel che a me è sempre interessato durante il viaggio. Quindi, se volete fare un viaggio alternativo, provate questa piattaforma che a me ha portato dritto dritto nella giungla a contatto con i Maya!

Ci siamo conosciuti tramite WWOOF

Tornando a noi e alla giungla. Mi era stato affidato un lavoro semplice ma molto faticoso: scavare buche di 40 cm per poi piantarvi alberi da frutto. Perché faticoso? Perché quel pezzo di giungla che aveva comprato era costituito per di più da sassi ed è per questo che lo pagò poco. Era da bonificare. Da lavorarci sodo. E io ero uno di questi lavoratori.

Le condizioni erano veramente difficili perché faceva 40 gradi all’ombra e c’era un’umidità di circa l’80%. Giusto per rendere l’idea, la mattina alle 6 ci si svegliava già umidi e si dormiva in un’amaca dentro alla capanna che avete visto in foto e anche nel video. Se non altro, come disse il grande Pietro Mennea: “la fatica non è mai sprecata!” e infatti questa esperienza mi darà coraggio per il “Te Araroa“.

Un pezzo di terreno dove farci crescere albero da frutto? Mah…

In quel periodo in quel pezzo di giugnla eravamo in tre: io, una ragazza della California e una Asiatica (ho sempre amato situazioni internazionali anche se non avevo preventivato tutto ciò). Per svariati motivi e per fortuna, abbandonai dopo una settimana anche se avevo previsto di rimanere un mese. Avrei continuato a viaggiare all’nterno del paese piuttosto che rimanere paralizzato lì.

Credetemi: è quasi impossibile se non si hanno gli anticorpi di chi ci nasce e ci cresce oppure di chi (come l’inglese proprietario) è fortemente motivato a portare a termine il suo progetto. Io ad un certo punto mi sono detto: “Ma chi me lo fa fare?”. E per fortuna che me lo sono detto perché pur scappando dopo una settimana, sono tornato comunque in stato “delirante”.

Fuga per la vittoria!

Arrivato a Fiumicino non ho riconosciuto neanche mia sorella e mio cognato e se non fosse stato per una coppia romana che era in viaggio di nozze e che prese il mio stesso volo, non so come sarebbe andata a finire. Ho la sensazione che non avrei avuto neanche le forze e la lucidità di prendere la valigia sul nastro rotante. E questo perché avevo un senso di malessere, spossatezza, indifferenza verso tutto e tutti.

Non so veramente come descriverlo ma non lo auguro a nessuno. Sull’aereo l’hostess mi misurò la febbre e lessi con i miei occhi “41,3”. Incredibile. Deliravo e stavo molto male. Quindi sono tentato a pensare che se fossi rimasto qualche giorno in più, si sarebbe messa molto peggio.

Alla fine io non lo so quello che ho avuto e non l’hanno capito neanche i medici. So solo che da quel giorno sono stato sempre sotto controllo con analisi e visite specialistiche e a distanza di 5 anni sono sano come un pesce e quindi posso finalmente dire che mi è andata di lusso. Alla fine la giungla poteva essermi fatale.

Potrebbero essere stati una serie di fattori messi insieme. Ad esempio un giorno stavo lavorando e un Maya -involontariamente- mi ha sbattuto un ramo in faccia (classico incidente sul lavoro). Persi malamente un dente e iniziai a sanguinare. In quelle condizioni igieniche (cioè inesistenti o quasi) era troppo rischioso rimanere così e sono andato a un dentista.

Le api nella giungla

Ora, questo dentista, in un piccolo villaggio ai piedi della giungla, non è che avesse le accortezze alle quali siamo abituati qui in Italia e ha operato in maniera poco salutare per così dire. E questo potrebbe essere uno dei motivi di tutto quel malessere protratto anche una volta tornato in patria.

Inoltre avevo bevuto (dopo esser fuggito e approdato a Playa Del Carmen) pochissima acqua da un rubinetto pubblico perché mi stavo disidratando -dopo km di corsa- e non ho resistito. E anche questo potrebbe essere un altro motivo.

Oppure c’è da dire che ho mangiato nella giungla qualsiasi cosa si muovesse (insetti, larve e tanto altro) e senza neanche lavarmi le mani. Al di fuori della giungla invece, ho mangiato anche di peggio (non so perché mi era presa così) e in questo video -se vuoi- puoi assaggiare insieme a me sia il cervello che gli occhi della vacca 🙂 Non fa complimenti dai…

Lavori nella giungla

Un Maya a lavoro!

Morale della favola, quell’anno rischiai di farla veramente grossa e se fosse andata male, non avrei potuto fare le mie fantastiche esperienze di viaggio che poi ho portato a termine nelle estati successive. Infatti vi anticipo che nel 2014 andai nelle spiagge della Sardegna per fare un’indagine (uno studio approfondito e in prima persona e cioè toccando con mano) sul razzismo attraverso un escamotage particolare.

Nel 2015 dovetti sacrificare l’estate per motivi personali. Nel 2016 andai due mesi negli Stati Uniti e la scorsa estate (sempre per due mesi) sono stato in Sud Africa. Ve ne parlerò con la dovuta calma perché diciamo che oltre a scrivere il blog, nella vita, mi piace fare molto altro e quindi ora è arrivato il momento di cambiare attività! Ciao belle!

Ricordati della casa a colori e della raccolta fondi. Se credi che contribuire ti faccia stare piuttosto meglio che peggio, allora fallo dato che è facile e sicuro. Clicca qui https://www.retedeldono.it/it/iniziative/ass.-genitori-oncologia-pediatrica-agop/giulio.testa/te-araroa-un-mondo-a-colori

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