Viaggio solo in Sardegna: la magia dell’incontro umano

Quanto tempo vi rubo? Poco più di 10 minuti ma ne vale la pena. Fidati!
Ciao Ragazze! Anche io viaggio in solitaria. Sapete chi ha detto: “Quanti piedi che s’incroceranno andando, ma solo pochi avranno il tuo stesso cammino”. Io non lo so. Viaggio da molti anni da solo e questo mi ha aiutato ad entrare in contatto con migliaia di persone ma solo pochissime sono rimaste nel mio cuore e io nel loro. E tutto ciò credo sia naturale.

Il viaggio (in particolare quello da solo) ti insegna anche questo. Ti insegna che non si può piacere a tutti e che sarebbe anche assurdo pretenderlo. Per quanto bella, buona e paciosa tu possa essere, ci sarà sempre qualcuna e qualcuno che non ti gradirà e quindi rassegnati e vivi con serenità la tua vita! Sii te stessa. Venendo a noi.

Volevo essere banale. Credo ci sia riuscito

In questo post potrai assaporare la magia dell’incontro umano durante il viaggio. Da questa esperienza in poi ho avuto come il conforto che domani potrebbe accadere qualsiasi cosa di bello! Non so come spiegarlo ma proverò di seguito! Questo è il post in cui capirai veramente il grande vantaggio del viaggio in solitaria.

Alcune persone credono e dicono che sia triste ma molto probabilmente lo affermano perché non hanno mai provato, vuoi per mancanza di coraggio o vuoi perché sono da sempre ancorati nella propria zona di comfort e non se ne rendono neanche conto. A proposito, scriverò un interessante post sulla zona di comfort, continua a seguirmi.

Noi siamo esseri umani, che vi piaccia o meno, abbiamo la necessità di comunicare e di condividere le nostre emozioni e secondo me anche la necessità del viaggio o per lo meno dello spostamento. Io se non esterno quel che ho dentro, potrei implodere. Potrei veramente sentirmi male.

Ho bisogno di qualcuno che mi ascolti (o che mi legga) perché è un modo come un altro per scaricare le tensioni della quotidianità. Non c’è niente da fare, siamo nati per comunicare e per stare insieme. Io almeno la vedo così! Partendo da questo presupposto, è semplice il discorso: se il viaggio lo si affronta da soli si ha la necessità primaria di entrare in contatto con il prossimo.

Volevo essere commerciale. Credo ci sia riuscito

Viaggiando con partner (o chi per lei) questa necessità si avverte in maniera molto più debole e questo perché si ha sempre la possibilità di comunicare con lei (o chi per lei). E fondamentalmente sta qui la differenza. Io credo che in questo mondo non siamo mai soli. Il viaggiatore non è mai solo. Prima o poi (puoi essere anche il più timido e riservato del mondo) il destino una persona te la manderà.

Ssarai così contenta di incontrarla che lei riceverà tutte la tua grande energia e tutto il tuo grande entusiasmo (incrementato dal fatto che sei in viaggio). Quindi, ascolta me, avventurati e verrai sicuramente ricompensata in un modo o nell’altro. Così come è accaduto sempre a me e ai miei compagni avventurieri che ho conosciuto sparsi per il mondo e che spero conoscerò durante la mia prossima lunga, folle e straordinaria avventura in Nuova Zelanda.

Di seguito puoi leggere il progetto di viaggio che sto mettendo in piedi e che mi consentirà di attraversare la Nuova Zelanda a piedi: 3000km da fare in 5-6 mesi. Inoltre, se ancora non l’hai fatto, guarda la ricompensa che ha premiato il fatto di essermi avventurato in un altro mondo di punto in bianco, leggi il mio grande viaggio in Costa Rica prima…e in Messico poi nella sperduta giungla messicana. Magari prendi coraggio. Magari!

Ci vuole coraggio per essere ricompensati!

Tornando a noi. Il viaggio in Sardegna del 2014 è stata veramente particolare. Prima di avventurarmi ero mosso da estrema curiosità nei confronti di un tema oggi molto caldo: il razzismo. Mi volevo fare un’opinione personale così come me la sono voluta fare sui selvaggi andando a conoscere i Maya e gli Zulu.

Nel viaggio sardo, ho accompagnato un ragazzo del Senegal a vendere libri in spiaggia. E’ stata una grandissima esperienza anche se quest’ultimo si è dimostrato veramente scaltro e con poca umanità. Ma non fa niente. Problema suo e non ne voglio neanche parlare perché sono tossine e invece noi dobbiamo incentrarci soprattutto sul bello e sui colori del mondo (che ce ne sono e pure tanti).

Il brutto lasciamolo agli altri e soprattutto alla televisione che non perde mai occasione di mostrarlo. Verso la fine di quel viaggio, ebbi una conoscenza fantastica ed è qui che vorrei soffermarmi e se aveste due minuti di pazienza, vi potrei raccontare questo magico incontro. Ve lo anticipo con una foto dai 🙂

Ne avevo sempre sentito parlare e poi, finalmente, ho conosciuto il Gigante Buono!!

Secondo me queste parole vi daranno nuove speranze e vi riempiranno di gioia se riusciste ad empatizzare. So che virtualmente non è così facile. Questa è stata la conoscenza più felice di quel viaggio ma anche di tutti gli altri. Sarà appunto questo “fratello” che ho conosciuto (in maniera veramente particolare e unica oserei dire) che mi ospiterà poi -con la sua fidanzata- due mesi negli Stati Uniti nel loro alloggio a distanza di due anni.

Inoltre, ci stiamo per rivedere: il 23 luglio arriveranno all’aeroporto di Fiumicino e stavolta sarò io ad ospitarlo per due mesi o anche più. Siamo avventurieri, decidiamo tutto (o quasi) sul momento. Ci adattiamo a qualsiasi luogo e a qualsiasi situazione. Siamo versatili e abbiamo imparato ad affrontare le difficoltà che inevitabilmente (specie se viaggiamo in solitaria) accadono durante il viaggio.

Basta co ste foto verticali…avete rotto!

Tornando a noi, ho proprio la necessità di raccontarvi questa “folle” conoscenza avvenuta durante i nostri rispettivi folli viaggi (il suo di gran lunga più del mio!). Joseph (questo il nome del mio fratello americano) anche era verso la fine del suo “clamoroso” viaggio.

Praticamente lui dagli Stati Uniti era atterrato in Russia e nel giro di 9 mesi (attraversando tutta l’Europa) si era prefissato di arrivare a Lisbona per riprendere il volo di ritorno verso il suo paese. Ed andò esattamente così.

Si era prefissato di fare tutto l’intero viaggio con “WOOFF” (già ve ne ho parlato) ma come sapete poi le cose cambiano strada facendo, subentrano dei fattori che una persona non può assolutamente preventivare e ci si affida al caso e al destino.

E il destino ha voluto che ci conoscessimo, nel bel mezzo di una notte, in una piazzetta della splendida Olbia.

Qui ci stavamo quasi per salutare dopo alcuni giorni insieme!

L’incontro fu molto particolare. Lui è un ragazzone di circa due metri e 10 cm con una barba molto lunga e anche di robusta corporatura. Se lo vedi in giro, ti giri sicuramente. Non passa inosservato. Io vidi questo ragazzone con tutti il suo materiale (poco) per i suoi 9 mesi di viaggio.

Ebbi però subito l’intuizione che si trattasse di una grandissima persona. Lo avvicinai perché ero attratto dalla sua personalità e dalla mia intuizione. Si stava apprestando a dormire e a passare la notte su quella panchina, erano circa le 2 e mi disse in un italiano labile: “È sicuro dormire qui?”.

La mia risposta fu molto vaga perché effettivamente io cosa ne potevo sapere della sicurezza di Olbia? Fatto sta, ci demmo appuntamento per l’indomani alle 12. Lui avrebbe passato la notte su quella panchina. Io in macchina perché mi trovavo in una situazione un po’ particolare.

Troppo facile mette sempre le foto belle!

Avevo solo a diposizione una casetta diroccata (con tanto di topi) nella quale non mi sentivo molto a mio agio con i proprietari e infatti mi ero rifiutato di starci ancora anche se loro volevano sempre che io stessi lì perché gli ero molto simpatico.Me l’avevano offerta gratuitamente perché ero lì per una buona causa.

Devo precisare che io economicamente sto bene ma quando decido di fare queste avventure, non entro al primo Hotel strisciando la carta e dormendo nel letto. Queste esperienze le faccio e le ho sempre fatte anche perché sono dell’opinione che apprezzi il letto proprio quando te ne privi per un determinato periodo. Apprezzi l’acqua calda quando non hai possibilità di accedervi.

Infatti, tornato dal viaggio in Costa Rica dove sono stato un mese senza acqua calda, mi sono reso conto della magia di un gesto che il 90% di noi italiani dà per scontato: quello di girare una manovella e vedere l’acqua fuoriuscire. E se giri l’altra (quella di colore spesso rosso) esce addirittura calda! Ma vi rendete conto? Dare per scontata una fortuna del genere, è una grande sfortuna. Vi mostro un video veloce che a me dà un pochino di felicità. Cercatela, prima o poi la troverete!

A casa mia, se giri questa manopola, esce l’acqua calda. Lo so: sono molto fortunato (e non scherzo)

Tornando al racconto. Dopo aver passato la notte in macchina, andai in quella casetta solo per cucinare un po’ di riso per me e per Joseph e quindi alle 12 mi presentai al luogo dell’appuntamento (dopo il viaggio della speranza perché mi avevano anche rubato in macchina e con tanto di due ciotole piene di riso e ceci che è la mia specialità culinaria hahaha) e Joseph era lì che mi aspettava.

Io ero ancora pieno di entusiasmo ma lui proprio no. Infatti mi rimase in mente una frase che mi disse e questo mi fa riflettere ancora oggi e probabilmente condiziona la mia vita. Gli chiesi cosa volesse fare e lui mi rispose testuali parole: “Giulio, io in questi 8 mesi ho attraversato tutta l’Europa: la Palestina, la Giordania, i deserti, le zone di guerra…ho visto gente di tutti i tipi e colori, non ho più voglia di fare niente, non mi entusiasma più niente, oramai per me è tutto uguale, voglio solo tornare a casa!”.

Queste parole mi fecero capire che era veramente esausto, che il suo viaggio –almeno mentalmente- era terminato. Aveva perso l’euforia. Era stanchissimo. Disorientato. Finito! E provai una sensazione strana, tornai indietro di un anno quando io mi sentii su per giù così nella sperduta giungla messicana dove mi trovai a lavorare con il popolo Maya. Stetti pochi giorni ma mi sentivo malissimo. Leggi il raccconto qui se ancora non l’hai fatto, è veramente particolare!

In viaggio può succedere anche questo. Ma si supera!

Dicevo: era stanchissimo, disorientato, finito. E io non potevo fare granché. Ma non mi feci abbattere da quella tanto dura quanto veritiera sentenza. Avevamo vicino Porto Rotondo (nota località lussuosa che faceva schifo sia a me che a lui), lo andammo a visitare ed è stato bellissimo perché stonavamo clamorosamente con quell’ambiente tutto “fighetto”. La gente ci guardava strano e a volte anche schifata.

Ma a noi cosa volete interessasse? Stavamo lì solo per casualità, solo perché il destino ha voluto così. Da quel momento in poi, passammo 5 giorni interamente insieme. Per me questa conoscenza fu l’occasione di staccarmi dai proprietari di quella casetta dove avevo alloggiato e io per lui fui la compagnia. Mi disse che con me si iniziò a sentire più sicuro.

Passammo anche il giorno di ferragosto insieme, io e lui! Avevo un lettino da campeggio in macchina e le notti successive le passammo in un parco di Olbia: io in macchina e lui sul lettino lì vicino al riparo comunque dal freddo, dal vento e da qualche eventuale malintenzionato.

Quei cinque giorni sono stati fantastici. Totale comunione. Totale libertà e spensieratezza. Un feeling assurdo. Non c’era bisogno neanche di parlare (perché a dire il vero era anche abbastanza stressante date le difficoltà di lingua).

Il lettino sul prato che ci ha ospitati per 5 giorni

Ora, prima di lasciarvi, vi racconto il finale a sorpresa che mi fece piangere come un bambino! Vi ricordate che 5 giorni prima mi disse che non lo emozionava più niente e che il suo viaggio era già finito lì?

Ora seguimi. Da Olbia –dopo questi giorni assieme- lo accompagnai a prendere la nave perché doveva andare in Corsica. Aveva prenotato lì il suo ultimo mese di permanenza in Europa e anche lì andava a lavorare in cambio di vitto e alloggio in una fattoria locale.

Aspettammo insieme la nave per l’imbarco e io sinceramente volevo non arrivasse più. Avevo trovato un fratello e in quei 5 giorni, non avevamo fatto altro che parlare di un viaggio insieme. Più che altro si fantasticava. Tra viaggiatori solitamente è così, vero?

La nave arrivò e, prima di salutarci definitivamente, mentre quest’ultima si avvicinava mi disse: “Giulio, ricordi quando ti ho detto che non mi avrebbe emozionato più niente perché avevo visto negli ultimi 8 mesi cose dell’altro mondo? Ecco, avevo sbagliato, tu mi hai ridato gioia e felicità e mi hai fatto capire le incredibili risorse e sorprese che questa vita ci offre!”.

Al riparo dalla negatività!

Beh… queste parole (o il senso che lui voleva imprimere in esse) rimarranno per sempre scolpite nella mia mente e nel mio cuore. Come se non bastasse, chiudo con n’ultima sorpresa: un incontro straordinario che Joseph fece nella città di Montreal (Canada) dove due anni dopo il nostro primo incontro eravamo insieme.

Incontrò una ragazza che aveva conosciuto –altrettanto casualmente- in Giordania durante quel suo stesso viaggio che lo mise in contatto anche con me. Fu una scena incredibile e magari ve la racconto nel post degli Stati Uniti. Per il momento mi fermo qui. Ciao belle!

Ricordati della casa a colori e della raccolta fondi. Se credi che contribuire ti faccia stare piuttosto meglio che peggio, allora fallo dato che è facile e sicuro. Clicca qui https://www.retedeldono.it/it/iniziative/ass.-genitori-oncologia-pediatrica-agop/giulio.testa/te-araroa-un-mondo-a-colori

 

One Response

  1. ปั้มไลค์ Novembre 11, 2019

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